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Uccidono una donna ogni 4 giorni: allarme femminicidi, nessuna è più al sicuro

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Violenza sulle donne. Roma-CronacaLive.it

Nel 2023, uccisa una donna ogni 4 giorni: i femminicidi, per le statistiche, sono stabili rispetto al 2022. C’è da festeggiare?

Forse sì, se si pensa che potrebbe andare anche peggio, che i numeri potrebbero essere più impietosi. E forse no, se invece si tiene la conta della strage di donne che si perpetua, in nome di una non meglio precisata povertà educativa e culturale o analfabetismo affettivo.

82 femminicidi commessi da inizio anno, nel nostro Paese e che potrebbero diventare 83 se venisse ritrovata senza vita Giulia Cecchettin, la giovane donna scomparsa da quasi una settimana insieme all’ex fidanzato.

Numeri che arrivano dal Viminale e aggiornati al 12 novembre, scorso raccontano di un Paese che pare abbia dichiarato guerra alle donne e non è, certo, l’unico: su 285 omicidi registrati nell’anno in corso, 102 vittime sono donne e 82 di queste l’assassino lo avevano in famiglia.

A letto con il nemico: “Mia o di nessuno”

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Sit-in antiviolenza: Palermo, 20 ottobre 2012. Roma-CronacaLive

Mariti, amanti, fidanzati in attività o ex mai rassegnati hanno deciso del destino di 53 donne cui, in un qualche momento della loro intimità con le vittime, hanno probabilmente proferito – forse anche in buona fede – parole come: “Non ti farei mai del male, con me sei al sicuro“. Salvo, poi, virare di 360 gradi e urlare in faccia alla medesima donna:”O mia o di nessuno”.

La scomparsa di Giulia Cecchettin non è stata ancora – giustamente – classificata ma, se dovesse venirne ritrovato il corpo senza vita, l’elenco salirebbe a quota 103 – nella statistica dei decessi al femminile per omicidio – mentre i femminicidi passerebbero dagli 88 del 2022 agli 83 dell’anno in corso. Quelli commessi dall’uomo che aveva giurato di proteggerle, invece, sono aumentati, da 51 a 54.

Dal Trentino alla Sicilia, questa barbarie non conosce confini geografici, in barba a chi vuole pensare ad un’Italia più arretrata ed ad una più evoluta culturalmente e socialmente: anzi, l’ultimo femminicidio accertato, in ordine di tempo, è quello della 66enne inglese Michele Faiers Dawn, uccisa nella sua abitazione di Casoli (CH), in Abruzzo, con sette coltellate dal compagno. Lui, Michael Dennis Whitbread, 74anni, si è rifugiato poi in Inghilterra, a Shepshed, nei pressi di Leicester, dove è stato arrestato: ora si attende che venga estradato in Italia per rispondere dell’omicidio della compagna.

Nel mese di ottobre, una sorte simile era toccata ad altre tre donne: Concetta Marruocco, 39 coltellate inflitte dal marito a Cerreto d’Esi (AN), nelle Marche, nel corso di una lite per la separazione; Annalisa D’Auria, uccisa a Rivoli Torinese dal convivente che, solo dopo, si è tolto la vita; Etleva Kanolja, strangolata dal marito a Savona.

Cambiano le città, le nazionalità e l’età ma la situazione è sempre la stessa, da anni. Anzi da secoli ma, prima, tutto sembrava, purtroppo, normale. Ora Action Aid, temendo un taglio dei fondi governativi alle azioni di contrasto alla violenza sulle donne, ha lanciato una campagna: “Senza risorse sufficienti e politiche mirate alla prevenzione – ha spiegato la vicesegretaria Katia Scannavini – si continuerà ad intervenire sempre e solo in risposta alle violenze già subite dalle donne”.

Al di là della retorica e delle frasi di circostanza, va compreso quanto sia necessario prevenire e che gli uomini che odiano le donne vanno fermati prima che arrivi il momento delle fiaccolate e dei sit-in di protesta, perché i dati statistici saranno anche stabili, ma da festeggiare non c’è proprio niente: anche una sola vittima, una soltanto, è comunque una vittima di troppo.