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I figli possono avere anche il cognome della madre: un diritto che non tutti conoscono

Genitori con bambino – CronacaLive ediz. Roma

La Consulta ha condannato l’attribuzione automatica del cognome paterno ai figli ma manca una norma che regoli la libera scelta dei genitori.

Più di una volta, la Corte Costituzionale ha ribadito che “è discriminatoria e lesiva dell’identità del figlio/a la regola che attribuisce automaticamente il cognome del padre”. Nonostante ciò, il legislatore non ha ancora plasmato una norma che sia in linea con la pronuncia della Consulta. Dal 2014, cioè dall’approvazione solo in una Camera di un progetto di legge, tutto tace e il legislatore “continua a fare orecchie da mercante”.

Questo lo scenario che è emerso nel corso del convegno ‘Riforma organica del cognome: sette anni non sono bastati’ che si è tenuto, ieri 8 novembre, presso la Sala Igea dell’Istituto Treccani di Roma. Promosso dalle associazioni ‘Italiadecide’ e ‘Rete per la Parità’, l’incontro ha sottolineato che nessuna legge, nel nostro ordinamento, impone l’assegnazione del cognome paterno ai figli.

Si tratta, infatti, di un retaggio del passato che già “non esiste più nella maggior parte del Paesi europei”. Eppure, mancando una norma specifica sull’argomento, molti genitori non ne sono a conoscenza.

Il convegno ‘Riforma organica del cognome: sette anni non sono bastati’

Locandina del convegno ‘Riforma organica del cognome: sette anni non sono bastati‘ (Pagina Facebook dell’evento) – CronacaLive ediz. Roma

Molti gli esponenti del mondo giuridico, accademico e dell’impresa che hanno preso parte al convegno ‘Riforma organica del cognome: sette anni non sono bastati’. Tra loro la presidente di ‘Italiadecide’ Anna Finocchiaro, la presidente di ‘Rete per la Parità’ Rosanna Oliva del Conciliis, la senatrice M5S Alessandra Maiorino e, infine, le parlamentari Dem Laura Boldrini e Simona Malpezzi.

L’incontro ha voluto evidenziare il silenzio del legislatore di fronte alla decisione della Corte Costituzionale sulla scelta del cognome da attribuire ai figli. Quest’ultima, ben sette anni fa, dichiarò illegittima la norma che non consente ai genitori -di comune accordo- di assegnare anche il cognome materno. Malgrado ciò, tutto tace pure da un punto di vista amministrativo. “Il diritto a poter scegliere il cognome materno rispetto a quello paterno c’è. Lo ha sancito la Corte”, ha precisato la professoressa dell’Università di Pavia, Silvia Ilari. Eppure, come sottolineato dalle altre relatrici, “in pochissimi conoscono” tale possibilità che è stata ribadita dalla Consulta in 6 sentenze.

In assenza di una procedura ad hoc, sono gli stessi uffici a non informare adeguatamente i genitori. A tal proposito, sono necessarie sia una vera riforma sia una disciplina regolamentare che renda possibile il lavoro delle anagrafi. Il Partito Democratico, come riferito da Malpezzi, si è impegnato a dare “priorità” al ddl che, infatti, presenta la sua prima firma. Come dichiarato da Anna Finocchiaro, “la riforma avrebbe anche un valore simbolico dirompente in quanto romperebbe l’ordine patriarcale” inoltre, come aggiunto dall’avvocatessa Antonella Anselmo e dalla professoressa Carla Bassu, “ridarebbe visibilità alle donne”.

Tutte istanze condivise anche da Rossana Oliva de Conciliis secondo la quale lasciare tutto così “è di fatto un attentato alla democrazia perché il legislatore, non adempiendo a quanto disposto dalla Corte, alla quale è toccato intervenire proprio in mancanza di una legge, disattende all’equilibrio dei poteri e non rispetta quelli che sono i diritti civili” delle donne e delle famiglie. Rosanna Oliva de Conciliis, è bene ricordarlo, nel 1960 vinse il ricorso alla Corte Costituzionale contro il ministero dell’Interno che, in quanto donna, non l’aveva ammessa al concorso per diventare prefetto.