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Addio ad Arnaldo Forlani, l’ultimo protagonista della DC

Arnaldo Forlani, leader DC, è morto
Arnaldo Forlani – CronacaLive ediz. Roma

Arnaldo Forlani, storico leader della DC e uomo di governo nella Prima Repubblica, è morto ieri nella sua casa di Roma.

Arnaldo Forlani, ex premier e storico leader democristiano, si è spento ieri nella sua abitazione romana all’età di quasi 98 anni. Fu uno dei più importanti politici nell’Italia tra il Settanta e il Novanta non solo come esponente di punta della DC, di cui fu anche segretario nel quadriennio 1969-1973 e nel triennio 1989-1992, ma anche per i molti incarichi di governo ricoperti.

Fu Presidente del Consiglio tra l’80 e l’81 e due volte vicepresidente nel primo e secondo Governo Craxi. Inoltre, fu Ministro della Difesa, Ministro degli Affari esteri e Ministro delle Partecipazioni statali. Senza dimenticare il suo ultimo impegno politico  come eurodeputato tra i Popolari Europei tra il 1989 e il 1994.

Il moderatismo e l’alleanza con il PSI di Bettino Craxi

Nato a Pesaro l’8 dicembre 1925, Forlani fu per molti anni il principale collaboratore di Amintore Fanfani nella corrente politica “Nuove Cronache” che abbandonò nei primi anni 80 per fondare, con Antonio Gara e Vincenzo Scotti, un’ala più centrista (“Azione Popolare” o “Grande Centro”).

Un moderatismo che l’avrebbe sempre accompagnato secondo la formula “non troppo a sinistra e neanche troppo a destra”.

Nel Congresso del 1980, infatti, fu tra gli artefici della vittoria di una maggioranza moderata che elesse Flaminio Piccoli come segretario ponendo fine alla collaborazione con il PCI. In quell’occasione, le quattro correnti alleate (dorotei, fanfaniani, Forze Nuove e il gruppo di Proposta) decisero per un’alleanza con il PSI di Bettino Craxi in un’ottica di centro-sinistra.

Gli andreottiani e la sinistra democristiana rimasero all’opposizione mentre Carlo Donat Cattin divenne vicesegretario unico.

Presidente del Consiglio nell’80

Arnaldo Forlani, leader DC, è morto
Giulio Andreotti accanto al segretario Arnaldo Forlani ed al presidente Ciriaco De Mita durante la direzione della Dc nel 1992 – CronacaLive ediz.Roma

Dal 18 ottobre 1980 al 26 giugno 1981, Arnoldo Forlani fu Presidente del Consiglio alla guida di un quadripartito composto da DC, PSI, PSDI e PRI. Un mandato che segnò una nuova unità politica all’interno della DC, come evidenziato nei consigli nazionali del dicembre 1980 e del marzo 1981.

Tuttavia, quello di Forlani, fu anche un governo segnato da profondi cambiamenti e prove difficili.

Erano gli anni del terrorismo che prendeva di mira figure di spicco della DC. Nel 1978, infatti, c’era stato il sequestro e l’omicidio di Aldo Moro ad opera del nucleo armato delle Brigate Rosse.

L’81, poi, fu l’anno dell’attentato a Papa Giovanni Paolo II. E ancora, fu quello il periodo della sconfitta al referendum sull’aborto e dello scandalo P2. Proprio il ritardo nella pubblicazione degli elenchi con gli iscritti alla loggia massonica P2, costrinse Forlani alle dimissioni. Molti, specie il PCI, lo ritennero responsabile del ritardo obbligandolo ad allontanarsi per un pò dalla scena politica.

La crisi terminò solo con la nomina del primo governo non democristiano dal ’45, quello di Spadolini.

L’era del CAF

Arnaldo Forlani, leader DC, è morto
Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani che diedero vita al “CAF” -CronacaLive ediz. Roma

Il XVIII Congresso nazionale della DC elesse nuovamente Forlani come segretario del partito con l’85% dei voti.

L’ex segretario Ciriaco De Mita, invece, divenne presidente del Consiglio Nazionale mantenendo, altresì, la guida di un governo gravato dai difficili rapporti con il PSI di Bettino Craxi. I problemi si acuirono con il “Caso Palermo” quando la DC scelse di allearsi con il PCI, e non con il PSI,  per il governo della città siciliana con Leoluca Orlando sindaco.

Craxi, come risposta, decise di togliere il suo appoggio al governo di Ciriaco De Mita che dovette rassegnare dimissioni nel 1989.

Si aprì una crisi istituzionale che durò fino alla costituzione del sesto governo Andreotti con la maggioranza di pentapartito.

Nasceva così il CAF, un asse politico -basato sul triangolo Bettino Craxi, Giulio Andreotti e Arnaldo Forlani– che sarebbe durato fino alle elezioni del 1992.

Le inchieste della Procura di Milano

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On. Ciriaco De Mita e On. Arnaldo Forlani nel 2011 all’inaugurazione della mostra sul cinquantennio della Democrazia Cristiana -CronacaLive ediz. Roma

Il 1992 fu l’anno delle inchieste che avrebbero travolto PSI e DC provocandone la crisi e, poi, la dissoluzione. Nelle elezioni politiche del 5 aprile, la Democrazia Cristiana perse quasi il 5% dei consensi alla Camera decretando la fine del CAF e la nascita dell’ultimo quadripartito guidato dal socialista Giuliano Amato.

L’avvento dell’inchiesta Mani Pulite, nota anche come Tangentopoli, segnò il tramonto della Prima Legislatura e il tracollo della carriera di Forlani. Candidato alla Presidenza della Repubblica nel 1992, a causa dei franchi tiratori all’interno della Balena Bianca, mancò il traguardo per appena 30 voti lasciando il settennato a Oscar Luigi Scalfaro.

Dopo la sconfitta al Quirinale, si dimise anche da segretario del partito nell’ottobre 1992. Continuò la sua attività di deputato in modo più defilato fino alle elezioni politiche del 1994 alle quali non si presentò.

Dopo 9 legislature all’attivo, dal 1958, Arnaldo Forlani lasciava la scena politica per ritirarsi a vita privata.

Finito alla sbarra per l’inchiesta Tangentopoli nel processo Enimont, che si svolse a Milano tra il 1993 e il 2000, Arnaldo Forlani fu condannato per finanziamento illecito a due anni  e quattro mesi di reclusione convertiti con l’affidamento al servizio sociale. Espiò la pena collaborando con la Caritas ma ritenne sempre ingiusta la condanna che, tuttavia, accettò con spirito socratico come la sua cicuta da bere.

“Il coniglio mannaro”, come lo definì sul Giornale lo scrittore e giornalista Gianfranco Piazzesi collaboratore di Indro Montanelli, è stato uno degli esponenti più longevi e rilevanti della politica italiana, l’ultimo vero protagonista della Prima Repubblica.